Sentire lo Yoga

L’insegnante può osservare dal di fuori il corpo dei propri allievi, ma saranno loro a doverlo “ascoltare”. Percepire un asana attraverso le sensazioni che procura, significa portare la pratica a un livello superiore.

Le indicazioni che vengono fornite dall’insegnante sulla base di un approccio estetico e cioè per come la posizione dovrebbe apparire a chi osserva, sono indicazioni che vanno bene per la maggior parte delle persone, ma non per tutte. Le  variabili sulla conformazione scheletrica degli esseri umani sono talmente tante e le differenze tra gli individui talmente grandi che non possiamo affidarci a quei concetti di allineamento generici che come insegnanti (e come praticanti) dobbiamo conoscere ma che, ancora di più, dobbiamo saper adattare alle nostre esigenze specifiche o a quelle dei nostri allievi.

Ma come facciamo a conoscere la conformazione ossea di una persona? Esistono degli occhialini a raggi x che possono aiutarci… no, scherzo! non possiamo. Quello che possiamo fare è dare delle indicazioni sulla base delle sensazione che la posa dovrebbe indurre in chi la esegue, come ad esempio una percezione di allungamento in un determinato punto del corpo. In questo modo ogni praticante dovrà capire, ascoltandosi, se sta andando nella direzione giusta e lo stabilirà in base a ciò che sente.

La cosa più importante da capire per chi guida la classe è che la differente conformazione fisica di ogni individuo, rende impossibile stabilire come la posa dovrebbe apparire in senso assoluto. L’asana dovrebbe essere inteso come quella forma in grado di apportare il maggior numero di benefici possibili a seconda di chi la esegue. Nel caso di Adho Mukha Svanasana ad esempio, non dovrebbe costituire un dogma inconfutabile il fatto che la linea tra il polso e il bacino debba essere composta da un unico vettore. Per alcune persone, infatti, un allineamento del genere porta l’omero a spingere contro il processo acromiale. Qui si crea una compressione che, se mantenuta in modo lieve può portare dei benefici ma se forziamo, perché vogliamo a tutti i costi che la posizione del cane a testa in giù appaia come un’immagine ideale, rischieremo che la pratica diventi dannosa.

Questo non vuol dire che non ci si debba sforzare, un retto sforzo è necessario. Non bisogna però dare per scontato che in qualunque caso si debba continuare ad aprire un’articolazione. Ci sono casi in cui la conformazione scheletrica della persona semplicemente non permette un’apertura maggiore rispetto a quella raggiunta. Non perché la muscolatura sia tesa, ma perché si è raggiunto il proprio limite: un osso che spinge su un altro osso. Indugiare può creare infiammazione dei tessuti tra le ossa, o persino delle ossa stesse.

Insomma, l’allineamento corretto non esiste, esiste semmai un allineamento corretto per ciascun corpo. Questo comporta che l’insegnante di Yoga dovrà mettere in condizione i propri allievi di ascoltarsi profondamente, così da fargli capire come allinearsi in modo sano per sé stessi e trarre il massimo vantaggio dalla pratica, rendendola più efficace e duratura possibile.

Poi quando quei famosi occhialini saranno sul mercato…

[Ogni riferimento agli insegnamenti di Paul Grilley è puramente casuale…]

Buona pratica consapevole a tutti!