Il Viniyoga di Krishnamacharya

Tirumalai Krishnamacharya (Novembre 1888 – Febbraio 1989) è universalmente considerato il padre dello yoga moderno, come lo conosciamo e pratichiamo oggi. È stato il primo a proporre una visione dello yoga in cui il movimento è strettamente connesso con il respiro, il Viniyoga.

Maestro di grande statura intellettuale, Krishnamacharya venne iniziato allo Yoga dal padre attraverso gli insegnamenti degli Yoga Sutra di Patanjali. Frequentò tutte le migliori università del paese per conoscere a fondo le diverse scuole di pensiero indiano.

Dal 1919 visse, per oltre sette anni, nel santuario di Muktinārāyaṇa, tra il Nepal e il Tibet, per accrescere ulteriormente le proprie conoscenze sullo Yoga con il maestro Yogin Yogeśvara Rāmamohana Brahmacāri. Durante quel periodo il maestro lo guidò nell’approfondimento degli Yoga Sutra, gli insegnò la pratica degli asana e del pranayama, lo istruì sugli aspetti terapeutici dello Yoga e infine lo esortò a dedicarsi alla diffusione della pratica.

Krishnamacharya diventò un esperto anche di medicina Ayurvedica perché considerava la malattia come un ostacolo alla via dell’illuminazione spirituale.

Lo Yoga di Krishnamacharya è una pratica che pone l’accento sui bisogni specifici di ogni individuo e utilizza gli asana, il pranayama, i bandha, il canto dei mantra, lo studio dei testi e la meditazione. Tutti questi strumenti cambiano e si integrano di volta in volta a seconda della persona e della sua condizione. Il Viniyoga infatti prevede la differenziazione, l’adattamento e l’appropriata applicazione delle tecniche. Si tratta di un approccio che adegua i vari strumenti e metodi di pratica alla condizione, ai bisogni e alle inclinazioni di ciascun individuo per favorire una profonda trasformazione personale.

Ogni persona si rivolge allo Yoga con un bisogno specifico: ridurre lo stress, superare un momento di depressione, ritrovare la salute fisica, intraprendere un percorso spirituale o semplicemente rimettersi in forma. L’insegnante deve rispettare profondamente qualunque tipo di esigenza tenendo a mente che le necessità cambieranno. La consapevolezza di questo mutamento farà sì che pratica e praticante si trasformino insieme.

Buona pratica consapevole a tutti!